• Perché fallisce un tentativo di Fecondazione Assistita FIVET o ICSI?

    Questa la domanda più frequente che una coppia infertile si fa dopo una PMA senza risultato

    coppia_fallimenti.JPG

    Non è facile rispondere a questa domanda, ma neanche impossibile tentare una risposta a questa domanda cercando le cause dei fallimenti e mettendo in atto un piano per evitare che si ripeta.

    Diciamo subito quali possono essere le cause:

    1. Una terapia di stimolazione inadeguata e non adatta a quella paziente che abbia prodotto pochi ovociti di scarsa qualità
    2. Un Pick-Up non eseguito in modo perfetto per aspirare bene tutti i follicoli e recuperare tutti gli ovociti
    3. Un endometrio non adatto a recepire gli embrioni trasferiti
    4. Un transfer forse difficile e non eseguito perfettamente
    5. Spermatozoi non adeguati per portare i cromosomi paterni ad unirsi a quelli materni per formare un embrione di buona qualità
    6. Situazioni di salute generale che possono influire su tutti questi punti
    7. Stili di vita, che anch’essi influiscono sulle cause di fallimento dei tentativi
    8. Terapie non eseguite correttamente per distrazioni o errori di comunicazioni tra i pazienti ed i medici
    9. Condizioni di ansia e stress eccessivi che potrebbero influire sull’impianto degli embrioni

    Vi sono anche altre possibili cause di fallimento nella fecondazione assistita, ma queste sono le principali e ad ognuna bisognerebbe prestare attenzione prima di rifare un nuovo tentativo. In realtà questi possibili fonti di fallimento dovrebbero essere valutati già quando si deve eseguire il primo tentativo in assoluto di FIVET o ICSI, ma ciò corrisponde alla famosa PERSONALIZZAZIONE delle cure che un centro serio esegue di routine quando pianifica gli interventi.

    Naturalmente non è possibile prevedere tutto ed anche un fallimento può mettere in luce elementi imprevisti che possono essere corretti successivamente. Inoltre, la ricerca scientifica e l’esperienza introducono continuamente novità che possono essere felicemente usate per raggiungere il risultato. Bisogna avere la voglia e la determinazione di andare sempre in questa direzione.

    Un consiglio spassionato è quello di non accontentarsi di spiegazioni vaghe o inesistenti come il fatto che gli embrioni sembravano buoni oppure che il problema è l’età. La qualità degli embrioni non è valutabile al 100% con nessun strumento attualmente in nostro possesso (anche un embrione giudicato euploide con la PGS può non impiantarsi o abortire successivamente). L’età in sé può ridurre anche di molto le probabilità di gravidanza ma non abolirle. Su ognuna di queste 9 cause di fallimento si potrebbe discutere a lungo per approfondirne tutti gli aspetti ma tenteremo di farlo in capitoli successivi appositamente dedicati per affermare che è possibile tentare un rimedio con onestà e determinazione.

La tecnica delle blastocisti. Un metodo che può migliorare i risultati

L’embrione si chiama blastocisti dopo 5 giorni dalla fecondazione. Quando arriva a questo stadio di  sviluppo ed è trasferito in utero ha una probabilità maggiore di impiantarsi (anche nel 50% dei casi). Ecco perché nei casi in cui lo riteniamo utile attuiamo tale tecnica. Non tutti gli embrioni che iniziano il loro sviluppo riescono ad arrivare allo stadio di blastocisti. Per questo dobbiamo saper scegliere i casi più favorevoli.

 

 

PERCHE’ SIAMO PRUDENTI NELL’USO DELLE BLASTOCISTI

 I dubbi su questa tecnica dei  ricercatori inglesi

I miglioramenti nei laboratori di Fecondazione assistita hanno reso possibile la coltura degli embrioni fino allo stadio di blastocisti per trasferire in utero embrioni che abbiano un maggior potenziale di impianto. L’obiettivo, mediante  il transfer di una sola  blastocisti, è anche quello di ridurre il rischio di gravidanze gemellari ed i possibili problemi neonatali.

Tuttavia in un lavoro scientifico di revisione delle esperienze mondiali su questo argomento Maheshwari e Coll.  dell’Università di Aberdeen in Inghilterra hanno dimostrato l’esistenza di rischi non piccoli per i bambini nati mediante il transfer di blastocisti.

Questi ricercatori hanno dimostrato un aumento di parti prematuri ( Dar e Coll.,2014; Maheshwari e Bhattacharya, 2013), gemelli monozigoti ( Luke e Coll, 2014), bambini troppo grandi per l’età gestazionale (Zhu e Coll., 2014), anomalie congenite ( Dar e Coll.,2014), percentuali alterate di neonati maschi e femmine (Chang e Coll., 2009).

Non si deve trascurare che questi rischi riguardano perciò anche la diagnosi preimpianto che generalmente si esegue proprio allo stadio di blastocisti per diagnosticare malattie genetiche trasmesse dai genitori o aneuploidie degli embrioni.

Infatti in precedenti articoli noi avevamo già evidenziato i numerosi dubbi provenienti dalla coltura embrionale fino allo stadio di blastocisti (Blastocisti o non Blastocisti: questo è il problema!Uso delle blastocisti nella PMA, un mito da sfatareBlastocisti: i migliori embrioni possibili?; Fecondazione assistita: le blastocisti sono fonte di rischioL'impianto delle blastocisti coinvolto nella nascita di bambini con peso superiore alla normaIl mito della blastocistiRischi genetici nella cultura in vitro degli embrioni). In pratica scrivevamo che gli ovociti e gli embrioni coltivati a lungo fuori dal corpo (anzicchè in utero) subivano uno stress non indifferente rispetto all’ambiente uterino. Le domande che infatti ci ponevamo erano numerose. Tra queste : quanti degli embrioni coltivati in vitro arrivano effettivamente a blastocisti? Potrebbe la coltura in vitro prolungata favorire lo sviluppo di aneuploidie specie nelle donne di età più elevata che  producono ovociti più fragili?

Questo lavoro di Maheshwari ora aggiunge dubbi anche   sulla salute dei bambini nati con queste tecniche di coltura . Pertanto i ricercatori inglesi si chiedono quanto valga la pena tentare di aumentare le percentuali di gravidanza con il transfer di blastocisti se poi i bambini nati con questa tecnica sono esposti a rischi di vario genere come quelli sopra evidenziati .

Molti centri  pertanto si stanno riorientando verso colture embrionali più brevi (2-3 giorni) con risultati molto incoraggianti come quelli del nostro centro.

Infatti nella tabella abbiamo riportato i nostri risultati più recenti relativi agli ultimi 102 cicli di ICSI eseguiti e li abbiamo confrontati con quelli della media dei centri italiani pubblicati dall’Istituto Superiore di Sanità e relativi al 2013. Questi cicli li abbiamo  eseguiti con un grado massimo di personalizzazione e trasferendo in utero gli embrioni dopo 2 o al massimo  3 giorni di coltura. Nella colonna di  sinistra si vedono le età medie delle pazienti (per noi 39,7 anni contro una età media dei centri italiani invece  notevolmente più bassa: 36,5 anni). Nella colonna successiva c’è la percentuale di beta HCG positive che era del 45% per noi e dell’19,5% per la media dei centri italiani. Ma anche nella quarta colonna si vede una differenza notevole nelle percentuali di gravidanze avanzate (cliniche): 27,4% per noi e 14,7% nella media nazionale dei risultati.

i nostri risultati più recenti relativi agli ultimi 102 cicli di ICSI